Carmelo BRUNI
Nasce a Parenti, un piccolo paese della Calabria nel 1865.
Dopo avere frequentato gli studi secondari a Cosenza,frequentò le Università di Pisa e Napoli conseguendo la Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1890. Si perfezionò in Tecniche di Laboratorio presso l’Istituto di Igiene diretto da Vincenzo De Giaxa ; frequentò la Clinica Chirurgica dell’Università di Napoli diretta dal Professore Carlo Gallozzi. Nel 1895 – 1896 si trasferì presso l’Hopital Necker di Parigi dove seguì il Prof Guyon; seguì in quella circostanza anche un corso di microbiologia presso l’Istituto Pasteur.
Nel 1897 fu assistente di Maximilian Nitze , inventore della cistoscopia con sistema di visione ottica, Professore di Urologia a Berlino, perfezionandosi in tecniche endoscopiche.
Nel 1898 ottenne la libera Docenza in Patologia chirurgica (Fig.2)
Carmelo Bruni appare in una singolare pubblicazione semi seria, di un Autore che si cela dietro lo pseudonimo di Opticus, il cui titolo è “Turba medicorum“ del 1905; ne riportiamo interamente il testo: “ Bruni Carmelo, anche lui suocerizzante (il suocero era il Professore Francesco Laccetti, noto Chirurgo) per ciò che riguarda il taglio degli abiti e della barba, ma con l’aggravante del cistoscopio in più; un’aggravante che pochi rei di simil genere uroscopico possono contendergli. Carmelo infatti quando lo tiene in mano il cistoscopio, fa (e vede) cose dell’altro mondo. Vi basti dire che una volta in circostanze difficilissime ha veduto col cistoscopio che nel rene accanto a una piramide la quale non era precisamente quella di Cheope, s’era neo formata qualcosa d’ignoto, d’ineffabile… una sfinge insomma. A guardare la piramide e la sfinge attraverso quel cistoscopio non pareva di essere in corpo a un uomo; bensì nel corpo di… ballo dell’Excelsior. Ma dopo lungo studio, Carmelo definì che si trattava d’un tumore determinato, e ciò in base alla sue nette concezioni scientifiche. Carmelo infatti è l’uomo delle nette concezioni, anzi l’uomo della… Concezione a Montecalvario… dove cistoscopizzava da mane a sera fino all’anno scorso. Ma accortosi che quella strada non era troppo ampia per la sua clientela ne cercò una più lata, vale a dire via Latilla.“

Tenne dal 1900 al 1906 dei corsi di Malattie delle vie urinarie ed ebbe dal Professore Gallozzi, Clinico chirurgo della reale Università di Napoli, l’incarico dell’insegnamento dell’Endoscopia.
Enorme fu il suo impegno, congiuntamente al Professore Michele Pavone senior per ottenere la istituzione della libera Docenza in Patologia e Clinica delle vie urinarie, che egli stesso conseguì a Napoli nel 1906 (Fig.3)
Nel 1900 fondò e diresse il primo centro di Urologia come ambulatorio, prima presso l’Ospedale Gesù e Maria e poi presso l’Ospedale degli Incurabili nel 1910: qui svolse la sua importante e pionieristica attività clinica e didattica per oltre un trentennio.
Frequentò tutti i principali congressi esteri della specialità e dalla esperienza acquistata trasse in Italia l’idea della necessità di costituire la Società di Urologia che egli, con il Pavone, ebbe il merito d’aver voluta e creata, nel 1908, assieme alla Cattedra della Urologia. La Società italiana di Urologia fu rifondata in maniera definitiva, dopo il periodo bellico, a Napoli nel 1921; Nicolich e Alessandri stabilirono che, in seguito, le Società di Chirurgia e Urologia avrebbero tenuto i loro Congressi congiuntamente anche se in sezioni autonome.(Fig.4)
Il Bruni fu Presidente della Società italiana di Urologia dal 1930 al 1932.
Carmelo Bruni fu anche un insigne studioso di Storia della Urologia ed ebbe il privilegio di esercitare la sua attività proprio nell’Ospedale degli Incurabili che aveva già allora una lunga tradizione urologica e “litotomica “ che traeva le sue origini da Michele Troja, titolare dal 1777 della borbonica Cattedra di Malattie delle vie urinarie; a tale proposito vanno menzionate le sue opere: Pionieri dell’Urologia allo Spedale degli Incurabili” del 1935 (Fig.5) e “ L’Urologia d’oggi “ del 1931 (Fig.6).
Collaborò ai vari giornali esteri della specialità quale relatore italiano ed ebbe, nel 1907, l’alta distinzione di essere nominato socio onorario della Società tedesca di Urologia.
I suoi lavori ammontano a più di cinquanta, molti importantissimi, in ispecie quelli sulla elettrocoagulazione dei tumori vescicali, relazione tenuta a Milano al Congresso della Società italiana di Urologia del 1925, in correlazione con Colombino; da rilevarsi i suoi lavori sulla cistoscopia, quelli sulla operazione del Bottini, che collocano il Bruni tra i pionieri della specialità.
L’opera più importante di Bruni è rappresentata senz’altro dal “Compendio di Clinica terapeutica delle Malattie urinarie ad uso dei Medici e degli studenti “ nelle due edizioni del 1914 (Fig.7) (Fig.8) (Fig.9) (Fig.10) e del 1921: tale opera, della consistenza di 350 pagine e 76 illustrazioni, rappresentò nella sua epoca un unicum, un testo completo di Urologia fino a quel momento inedito in Italia.
Lapidarie le parole di Carlo Ravasini quando, negli anni ’30, redasse “l’Urologia in Italia”: “ Gli ultimi quaranta anni hanno segnato l’affermazione dell’Urologia in Italia, ed essa si deve non solo all’intrinseco diritto teorico, ma anche alla tenacia e alla volontà di singole personalità. Di queste personalità va ricordato in primo luogo Carmelo Bruni, uno dei maestri della Urologia italiana, padre ed amico di tutti, figura degna di essere rilevata.“
Rimase sempre affettivamente legato alla sua terra di origine; alla sua morte donò al Comune di Segreti la sua casa, che divenne la sede del Municipio.
Commossa e meritata la Commemorazione che, nel 1951, il Professore Luigi Pisani pubblicò sull’ Archivio italiano di Urologia(Fig.11) (Fig.12)

Tutti i contenuti di questa pagina sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.