I LUOGHI DELLA POLITICA

Lettera aperta agli elettori meridionali

 

 

Queste mie considerazioni sono indirizzate agli elettori in quanto segmento della Società che è – o dovrebbe essere – interessato , anche se in maniere differenti, allo svolgimento delle attività politico – amministrative del paese che si riflettono di conseguenza, nella loro realizzazione, sulle condizioni socio – economiche del Paese stesso.
Sono altresì indirizzate agli elettori meridionali – ma chiaramente potrebbero essere valide per ogni democrazia rappresentativa – per una sensibilità emergente e per ragioni storiche.
Difatti dobbiamo oggi constatare che il divario tra le Regioni settentrionali e quelle meridionali che, seppure nella imperfetta nostra Unità nazionale si era andato restringendo soprattutto nei momenti di maggiore benessere economico e di slancio produttivo, si ingrandisce quando si valutino i parametri economici e sociali attuali delle due macro-aree.
Storicamente la fulminea Rivoluzione di Masaniello e quella del ’99 ci hanno tramandato un rapporto quantomeno poco rappresentativo tra gran parte della popolazione e il Palazzo.
Il tema delle considerazioni verte sui luoghi della Politica che oggi sono rappresentati poco dalle analisi giornalistiche , molto dai programmi televisivi e soprattutto moltissimo dai social; questo tipo di trasmissione, unitamente alla attuale, diffusa e profonda disaffezione alla Politica ha trasformato il popolo degli elettori in un popolo di spettatori, passivi.
Da casa , da lontano, risulta facile e comodo emettere giudizi e formulare suggerimenti nei confronti della azione politica allo stesso modo con il quale giudichiamo o suggeriamo nel corso di una partita di calcio ma non è – o non dovrebbe essere – la stessa cosa.
Non ci si può lamentare delle azioni dei personaggi che ci rappresentano come se si stesse di fronte a uno spettacolo, soprattutto nelle congiunture sfavorevoli senza entrare nell’agone politico in prima persona o, se vogliamo, senza sporcarsi le mani.
Il rapporto tra Cittadini e Politica, oggidì frammentato, lontano, liquido, va rinsaldato attraverso la stretta rappresentatività non solo territoriale ma anche di ambito lavorativo.
Quanto su esposto conduce alla necessità di non stare più a guardare dalla finestra a biasimare e redarguire l’altrui operato come se questo fosse una cosa che ci riguarda da lontano e con la quale non abbiamo nulla a che fare; è giunto il momento in cui la Società tutta deve rientrare nell’agone politico, frequentare le sedi dei Partiti, promuoversi per il Parlamento; “metterci la faccia “, insomma.
L’alternativa è continuare a galleggiare in questa sorta di colpevole omertà dove solo chi può continua a coltivare il proprio orticello e allora addio a responsabilità sociale collettiva, a solidarietà sociale, a espressione di idee e formulazione di programmi, alla creazione di un capitale sociale permeante e in evoluzione.
I luoghi della Politica devono tornare a essere quelli vivi, interattivi, dove solo è possibile il contatto tra il cittadino e il Palazzo attraverso elementi della Società attivi , partecipi e vicini; finito il tempo di veder ballare è ora di scendere in pista.

“ L’uomo che vive in mezzo agli schiavi, accanto agli oppressi e ai corrotti, senza resistere, senza reagire, senza combattere, è un uomo immorale che ogni giorno decade. “
P.Villari, Le lettere meridionali ed altri scritti sulla questione sociale in Italia, p.67.

27 agosto 2019

Renato Jungano
Via Luca Giordano, 15
80127 Napoli
junganor@gmail.com

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